Robert Frederick Chelsea Moore, per tutti Bobby (Barking, 12 aprile 1941 – Londra, 24 febbraio 1993), è stato un difensore inglese, capitano del West Ham e della nazionale che vinse il Mondiale del 1966. Pelé lo considerava il più forte difensore mai affrontato. Eppure Moore è ricordato anche per un caso internazionale: nel maggio 1970, a poche settimane dal Mondiale in Messico, fu arrestato in Colombia con l’accusa di aver rubato un braccialetto.
Il ritiro a Bogotà
Alf Ramsey, ct dell’Inghilterra campione in carica, decise di anticipare di molto la partenza per Messico 70. Serviva tempo per abituarsi al clima e all’altura, e per tenere i giocatori lontani dai giornalisti. La squadra si fermò a Bogotà, all’hotel Tequendama, per giocare due amichevoli in quota, contro Colombia ed Ecuador. L’arrivo fu lunedì 18 maggio.
In albergo i giocatori si annoiavano e giravano tra negozi e bar, con una certa preferenza per i secondi. Moore e Bobby Charlton entrarono nella gioielleria dell’hotel, la Fuego Verde. Charlton aveva visto dalla vetrina un anello di smeraldi che poteva piacere a sua moglie Norma. I due uscirono senza comprare nulla. La commessa, Clara Padilla, li raggiunse nell’atrio e li accusò di aver rubato un braccialetto da 625 sterline. Moore e Charlton si dichiararono innocenti e si offrirono di farsi perquisire. Nel negozio c’era anche il medico della squadra, Neil Phillips. La situazione sembrò calmarsi.
L’arresto
L’Inghilterra batté la Colombia 4-0 a Bogotà e l’Ecuador 2-0 a Quito. Nel frattempo l’ambasciata britannica si era mossa. Keith Morris, primo segretario, raccontò poi di aver fatto interrogare Moore da un detective del DAS, un servizio rivale della polizia nazionale, prima della partenza per Quito. All’aeroporto un funzionario dell’ambasciata venne a sapere che la polizia nazionale aspettava per arrestarlo.
La squadra lasciò l’Ecuador il 25 maggio, diretta in Messico con scalo a Bogotà. All’arrivo agenti armati di mitra entrarono e arrestarono Moore formalmente per furto. Nelle ore trascorse a Quito erano comparsi dei testimoni. Uno sosteneva di aver visto la scena attraverso la vetrina e confermava la versione della commessa. Un giornale messicano arrivò a definire gli inglesi una squadra di ubriaconi e ladri.
L’Inghilterra partì senza il capitano. Moore ottenne i domiciliari a casa del presidente dei Millonarios, la squadra di Bogotà, e poté allenarsi con le giovanili del club.
Il confronto con l’accusatrice
Davanti al giudice Dorado, Moore fu interrogato per quattro ore. Il giudice dispose una ricostruzione del fatto. Padilla disse di aver visto Moore far scivolare il braccialetto in una tasca, ma l’indumento non ne aveva: le fonti parlano di una tuta o, secondo altre, di un blazer senza tasca sinistra. Mentre lo riportavano indietro, dalla strada si sentivano grida di “Viva Bobby”.
A Londra il caso era seguito con attenzione, anche perché in Gran Bretagna c’erano le elezioni politiche. I documenti resi pubblici nel 2001 mostrarono che i diplomatici britannici in Colombia, sotto la pressione del primo ministro Harold Wilson, si adoperarono perché Moore non finisse in carcere. Morris, che scrisse al Guardian, precisò che Wilson non aveva dato istruzioni in persona. Il 26 maggio lui e un collega insistettero con il ministero degli Esteri colombiano per ottenere il rilascio.
Il 28 maggio Moore fu rilasciato in via condizionale, raggiunse i compagni in Messico e giocò tutte le partite del Mondiale. Mancavano cinque giorni all’esordio con la Romania.
Cosa si scoprì dopo
Nell’agosto 1970 la Corte superiore di Bogotà riconobbe a Moore la “libertà incondizionata”. Morris fece notare che si trattava di un cavillo legale e che il caso restava aperto. Nel novembre 1972 un giudice archiviò le accuse, l’anno dopo il caso fu riaperto, e solo nel dicembre 1975 il Foreign Office comunicò a Moore che era chiuso. Non furono mai trovate prove dell’esistenza del braccialetto.
Altri documenti, resi pubblici nel 2003, mostrarono che persino il capo della polizia colombiana credeva Moore innocente e indicava come principale sospettata una donna, mai nominata. Il biografo Jeff Powell riferì che Moore pensava a uno scherzo finito male di uno dei compagni più giovani.
Clara Padilla non ritrattò mai. Secondo un sito colombiano, dopo il caso subì minacce e umiliazioni e si trasferì negli Stati Uniti. Morì il 25 febbraio 2025, dicendo di essere in pace perché la sua innocenza era stata riconosciuta. Per anni a Bogotà si è raccontata anche la “maledizione del fuoco verde”: l’Inghilterra non avrebbe più vinto un Mondiale finché qualcuno non si fosse scusato con lei.
Guadalajara
Il 7 giugno 1970 l’Inghilterra giocò contro il Brasile nel girone. Finì 1-0 per i brasiliani, con gol di Jairzinho. Moore giocò una partita che si ricorda ancora. Il suo intervento su Jairzinho, lanciato a rete, è citato come esempio di tackle perfetto. Alan Mullery, che era in campo, ricorda che Moore non amava entrare in scivolata e che il merito stava nel tempismo. A fine partita Moore e Pelé si abbracciarono e si scambiarono la maglia. Quel gesto è considerato all’origine dell’usanza di scambiarsi le maglie.
Il Brasile vinse il Mondiale, battendo l’Italia 4-1 in finale. L’Inghilterra uscì ai quarti, sconfitta 3-2 dalla Germania Ovest dopo i supplementari.
Gli anni dopo
Moore lasciò il West Ham nel 1974 per il Fulham, e nel 1975 giocò la finale di FA Cup proprio contro la sua ex squadra, che vinse 2-0. Giocò 108 partite con la nazionale, di cui fu capitano dal 1964 al 1973. Morì nel 1993 a 51 anni per un tumore al colon, primo della squadra campione del mondo del 1966. Fuori da Wembley c’è una sua statua, e il Bobby Moore Fund sostiene la ricerca sul cancro.
Fonti
- Bogotá Bracelet, Wikipedia
- Museo FIFA, The English Gentleman
- Macau Daily Times, da BBC News: Bobby Moore cleared of stealing
- Guardian, lettera di Keith Morris
- Sunday Express, intervista a Keith Morris
- Las2orillas, la maledizione del fuoco verde
- National Football Museum, 1970
- West Ham United, Moore contro il Brasile
- Off The Ball, la morte di Moore
